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Il Consumo di Uova nel Bambino

Le propongo di parlarci del consumo di uova nei bambini: quante, quali e come mangiarne? Come già molte volte è successo, anche in questo caso devo risponderle che ogni individuo fa caso a se. D’altra parte, a maggior ragione in un bambino, l’età, il peso e il dinamismo possono condizionare molto significativamente le specifiche esigenze quantitative. Circa la qualità, a tutti consiglierei invece di mangiare uova di pollaio che non risentano dei trattamenti necessari negli allevamenti intensivi. Tra l’altro, non sono da considerare solo le uova di gallina: per la nostra nutrizione sono ottime anche le uova di anatra o di oca. La modalità d’assunzione, poi, è la più varia. La più efficace dal punto di vista nutrizionale è la modalità occulta, ovvero nascosta in pasta frolla, impanature, pasta, ripieni. È infatti in queste combinazioni, cioè con altre fonti proteiche, con i carboidrati e i grassi, che si esalta il ruolo di jolly dell’uovo che colma le imperfezioni nutrizionali del pasto che consumiamo. In modo più palese, nei bambini l’uovo si può per esempio offrire nella così detta stracciatella, ovvero mettendone un cucchiaio sbattuto in una pastina bollente fatta con brodo di carne sgrassato e ristretto: quando la pastina sarà ormai sufficientemente raffreddata da esser mangiabile, l’uovo sarà circa cotto alla coq. Questo è un piatto che, per esempio, un bambino di circa 15 chili potrebbe mangiare 2 volte a settimana. Meglio a pranzo o a cena? La pastina e il brodino sono preparazioni gastronomiche tradizionalmente crepuscolari…però è questo un concetto da rivedere. In effetti, il brodo di carne ha un gran potere di stimolare la produzione di succhi gastrici e biliari, oltre che di stimolare la contrazione della colecisti: il brodo di carne insomma “fa digerire”. Ciò che sarebbe una bella cosa, lo diventa meno se si soffre di reflusso: chiaro è infatti che il reflusso sarà allora più abbondante ed acido o, addirittura, di contenuto biliare. Non sembrerebbe allora il caso, per chi soffre di reflusso, di bersi un brodino di carne e poi coricarsi per tutta una notte. Ciò vale, anche e soprattutto, per i bambini. Meglio allora il brodo (la pastina, le zuppe, ecc.) berli a pranzo, quando cioè la prospettiva è di non coricarsi o coricarsi per tempi inferiori a quelli della notte. A proposito di pranzo e di bambini… sono molti i bambini che pranzano alla mensa della scuola o dell’asilo che durante il giorno frequentano e sono molte anche le mamme che vorrebbero avere competenze tecniche per valutare la nutrizione proposta dalla mensa ai loro figli. Oggi questo vale più che mai, visto che è d’attualità il caso Milano: secondo alcuni quotidiani a tiratura nazionale, infatti, gli 80000 bambini milanesi che mangiano nelle mense scolastiche pubbliche, col nuovo corso della gestione mangerebbero lenticchie al posto della carne… Glielo confermo, è così. Mi hanno presentato il problema alcuni giorni or sono alcune mamme di Milano insieme alle loro pediatre. Sarà allora fondamentale che le famiglie di questi bimbi non prendano come riferimento lo schema scolastico e prendano invece coscienza dei suoi limiti e dei suoi difetti, così da rimediare coi pasti consumati a casa: che il ferro della carne (emoglobinico e mioglobinico) sia assorbibile al 100% ed il ferro dei vegetali lo sia pochissimo, è un dato scientifico che non dovrebbe essere distorto da nessuna lente pseudo religiosa o ideologica.